Risulta molto interessante approfondire l’origine del termine DESIDERIO, la sua etimologia.

La parola desiderio deriva dal latino sidus, sideris che significa le stelle, la volta celeste.

Considerare significa andare con le stelle e da un punto di vista simbolico questo indica il conformarsi all’istituzione, aderire a ciò che mi viene detto dall’alto, ciò che gli esseri umani hanno sempre cercato attraverso l’astrologia, ad esempio.

Risulta evidente, però, che finché considero, non sto ancora desiderando. Questo perché nel desiderio deve esserci un elemento di forte autonomia, per così dire eretico. E questo perché se andiamo ad approfondire ulteriormente questa immagine, ci rendiamo conto che la prima stella polare per noi sono stati i nostri genitori.

Vediamo come questo abbia delle implicazioni estremamente importanti in psicoterapia.

I genitori come stelle polari e il desiderio soffocato

Immaginiamo una famiglia in cui, purtroppo, ci siano dei genitori che non sono in grado di dimostrare amore incondizionato al figlio.

Innanzitutto, in questo bambino si formerà un’angoscia di morte, ma poi si depositerà la falsa convinzione inconscia che c’è qualcosa nel suo essere che è sbagliato, questo perché il bambino idealizza il genitore, lo vede proprio come una stella, quasi come una divinità quindi non pensa che sia il genitore a essere deficitario.

Quindi la conseguenza logica è che se il genitore idealizzato non mi ama, allora io non sono meritevole di amore.

Il bambino formerà questa falsa convinzione di essere sbagliato.

Quindi smetterà di manifestare in modo autentico e spontaneo il proprio essere e rinuncerà in quel momento a esprimere il proprio desiderio, in favore del desiderio dei propri genitori.

Comincerà a considerare, assumerà questo falso sé, quella che in termini tecnici viene definita facilitazione per servilismo.

Questo atteggiamento di base lo riporterà nella vita adulta.

Riappropriarsi di una vita desiderante

Vediamo come questa sia spesso l’infanzia di alcuni adulti incapaci di contattare il proprio desiderio. In terapia vedo come queste persone cerchino di riappropriarsi del proprio desiderio attraverso degli oggetti o attività. Possono pensare che il loro vero desiderio sia quello di cambiare casa oppure scoprire un talento oppure applicarsi in uno sport.

Tutti questi sono elementi molto positivi, però difficilmente attraverso queste operazioni sarà possibile riappropriarsi di una vita desiderante. Perché vivere una vita sotto l’insegna del desiderio è un atteggiamento di base, è una struttura di base dell’Io.

Purtroppo la vera causa della mancanza di desiderio in fondo è quel senso di colpa atavico spesso inconscio di cui abbiamo parlato prima.

La buona notizia è che andando a fondo di questa problematica, quando la persona prende coscienza di questo meccanismo, di questa trappola interiore, insieme al terapeuta riuscirà a smontarlo e quindi liberarsi di questa zavorra antica per poter ricontattare quella che è una vita desiderante.

Questo video fa parte di una serie. Guarda il video precedente:

#1 Il potere trasformativo del desiderio: dal senso di vuoto alla motivazione

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Ogni lunedì, per le prossime due settimane, pubblicherò un video di approfondimento su questo tema.

A presto,

dottor Simone Ordine

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