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I conflitti coniugali possono assumere forme molto diverse tra loro.
Ma di là delle modalità con cui si manifesta, il modo in cui i partner interagiscono tra di loro, comunicano, gestiscono la rabbia o la distanza emotiva contribuisce a creare il clima psicologico dentro cui i bambini crescono.
Quella che potremmo definire la loro “casa emotiva”.
Vediamo allora due situazioni apparentemente agli antipodi, due coppie con figli, entrambe conflittuali a modo loro.
Nel primo caso, ci troviamo di fronte a due persone che litigano apertamente, con rabbia e violenza verbale e in una casa dove il conflitto spesso esplode all’improvviso, in modo molto intenso. La tensione emotiva tra i partner è così forte che basta una parola fuori posto o una dimenticanza e ci si ritrova subito ad alzare la voce, lanciandosi accuse reciproche.
Il secondo caso è quello di una coppia che non litiga praticamente mai. Non ci sono né urla né piatti rotti. Ma il conflitto emerge nei gesti quotidiani freddi e distanti, nelle continue battute velate di sarcasmo, frecciatine che vanno a colpire i punti scoperti dell’altro o risposte pronunciate a mezza bocca. All’interno della dinamica di questa coppia, la rabbia verso il partner prende spesso la forma dell’indifferenza.
Siamo di fronte a modalità di conflitto coniugale molto differenti tra loro: da una parte la rabbia espressa ad alta voce, dall’altra un’apparente calma.
Si potrebbe pensare che a soffrire siano soltanto i figli della prima coppia, che assistono quotidianamente ai litigi e alle scenate dei genitori.
La realtà, però, è diversa.
Per un figlio, infatti, la serenità familiare non coincide semplicemente con l’assenza di litigi evidenti. Una casa può essere silenziosa e, allo stesso tempo, emotivamente molto tesa.
E quando un bambino o un ragazzo vive a lungo in un ambiente attraversato da rabbia, tensione o distanza emotiva, il rischio è che queste esperienze finiscano per influenzare profondamente il suo benessere psicologico, il modo di vivere le relazioni e perfino la percezione di sé.
Cosa serve veramente per crescere un figlio? L’importanza della base sicura
Molti genitori si impegnano con tutte le loro forze perché ai figli non manchi nulla dal punto di vista materiale. Una casa accogliente, le migliori scuole, attività sportive e hobby per il tempo libero, cure, attenzioni quotidiane.
Si tratta, naturalmente, di gesti mossi da amore sincero e dal desiderio di essere dei “buoni genitori”, capaci di crescere i propri bambini nel modo migliore possibile.
Tuttavia, per quanto tutto questo contribuisca al loro benessere, i figli non hanno bisogno soltanto di sicurezze materiali.
Lo sviluppo sano della loro personalità è legato anche alla possibilità di avere una base sicura.
Di cosa si tratta?
Il concetto di base sicura deriva dagli studi di John Bowlby e dalla sua teoria dell’attaccamento, successivamente approfondita da numerosi studiosi dell’età evolutiva.
Secondo questa prospettiva, i bambini hanno bisogno di crescere all’interno di relazioni percepite come affidabili, stabili e prevedibili dal punto di vista emotivo.
Sapere di poter contare sulla presenza emotiva dei propri genitori permette al bambino di esplorare il mondo e affrontare nuove esperienzecon la possibilità di tornare indietro e trovare conforto e sostegno quando necessario.
È proprio attraverso questa esperienza di sicurezza affettiva che il bambino sviluppa gradualmente fiducia non soltanto in sé stesso, ma anche negli altri e nelle relazioni.
Detto in termini molto semplici, il bambino ha bisogno di sentire che la famiglia è un luogo sicuro.
La base sicura, quindi, non coincide con l’assenza totale di problemi o conflitti familiari.
Nessuna coppia è perfetta e le discussioni, così come i momenti di tensione, sono fisiologici all’interno di una relazione.
Ciò che può diventare problematico per i figli non è il conflitto in sé, ma il fatto di crescere all’interno di un clima costantemente instabile, imprevedibile o emotivamente ostile.
Quando rabbia, aggressività, silenzi carichi di tensione o distanza affettiva diventano parte della vita quotidiana, il bambino può iniziare lentamente a percepire la casa non più come un luogo di protezione, ma come uno spazio in cui restare continuamente in allerta.
I litigi continui creano problemi ai figli? Cosa accade nella mente di un bambino quando i genitori sono in conflitto
Molti genitori si domandano se litigare davanti ai figli possa creare loro dei problemi e quali potrebbero essere le conseguenze.
Si tratta di una domanda importante che, però, tiene in considerazione soltanto una parte della questione cioè le discussioni più evidenti, quelle fatte di urla, accuse o scontri aperti, a cui purtroppo bambini e ragazzi possono trovarsi ad assistere quotidianamente in alcune famiglie.
Ma, come abbiamo visto, il conflitto non si esprime soltanto nella dimensione più rumorosa ed esplosiva della rabbia. Anche tensioni silenziose, pur non manifestandosi attraverso litigi accesi, possono comunque influenzare profondamente il benessere psicologico dei figli.
La rabbia tra partner non resta mai confinata alla coppia. I figli percepiscono molto più di quanto gli adulti immaginino
Immaginiamo un bambino nella sua cameretta, impegnato a giocare tranquillamente seduto sul pavimento. Attraverso la porta chiusa, sente le urla del padre che, rientrato dal lavoro tardi, sta discutendo animatamente con la madre.
“Non mi ascolti mai!”
“Con te è impossibile parlare”
“Hai sempre da ridire su tutto.”
Nessuno sembra davvero ascoltare l’altro, perché entrambi sono impegnati in un vero e proprio scontro, in cui si parla per difendersi o per attaccare, non per lasciarsi capire.
Poi una porta sbatte.
Uno dei due si allontana arrabbiato e questo gesto sembra porre fine alla discussione. Dopo un po’, però, le urla ricominciano, anche dall’altra stanza.
In apparenza, il bambino continua giocare. I muri della sua stanza sembrano quasi “proteggerlo” da ciò che sta accadendo “di là”, in un’altra parte della casa.
In realtà, però, una parte di lui si concentra su quei rumori, sui toni della voce, sulle parole. Sta cerca di capire se il litigio stia peggiorando, se qualcuno stia per andarsene, se possa succedere qualcosa di ancora più spaventoso.
Anche senza assistere direttamente alla scena, il suo corpo e la sua mente reagiscono comunque a quella tensione emotiva.
È un’esperienza altamente stressante, che se ripetuta nel tempo, può mantenere il sistema nervoso del bambino in una condizione di costante allerta.
Il figlio impara così a monitorare continuamente l’atmosfera della casa, prestando attenzione ai rumori, ai silenzi improvvisi, ai cambiamenti di tono o ai piccoli segnali che potrebbero anticipare un nuovo conflitto.
Qualcosa di simile accade anche nel caso di famiglie serene soltanto in apparenza.
Immaginiamo, per esempio, un’altra scena di vita quotidiana: una cena.
Mamma porta in tavola il piatto preferito del marito, che è appena tornato dal lavoro. Lo appoggia davanti a lui ancora caldo, poi si siede.
Il bambino è lì con loro. Tiene la forchetta in mano, ogni tanto racconta qualcosa della scuola o prova a fare una domanda.
La televisione è accesa in sottofondo.
Si sente il rumore dei bicchieri, delle posate sui piatti. Il padre risponde distrattamente ai tentativi del figlio di coinvolgerlo in una conversazione, mentre mamma continua a mangiare quasi senza alzare nemmeno lo sguardo.
A un certo punto, lei fa una battuta apparentemente innocua sul ritardo del marito. Lui risponde con tono secco. Poi torna il silenzio.
In apparenza sembra una normale cena in famiglia.
In realtà, però, i genitori quasi evitano di guardasi negli occhi. Le poche parole che si rivolgono sembrano pronunciate per dovere più che per reale desiderio di comunicare.
C’è qualcosa che non torna, una distanza emotiva palpabile. E questo, un bambino è in grado di percepirlo.
Crescere in una famiglia dove si litiga sempre: gli effetti del conflitto genitoriale sui figli
Molti effetti del conflitto genitoriale assomigliano alle onde lunghe del mare, che continuano a propagarsi anche molto tempo dopo l’impatto iniziale.
Non sempre il disagio vissuto all’interno della famiglia emerge subito in modo evidente. A volte si manifesta attraverso piccoli cambiamenti nel modo di comportarsi, di relazionarsi o di vivere le proprie emozioni.
Effetti dei litigi tra genitori sui figli: ansia nei bambini
Alcuni bambini diventano particolarmente ansiosi o ipervigili, esprimendo in questo modo la mancanza di un senso di sicurezza, minato alle fondamenta dai continui conflitti tra i genitori.
Spesso, il malessere si segnala nell’ambito scolastico.
I bambini possono apparire più distratti, “con la testa tra le nuvole”, come se non fossero realmente presenti in classe. Non riescono a seguire le lezioni o a rispondere alle domande. All’improvviso, si nota un calo del rendimento, con voti più bassi rispetto alla media.
Una situazione di questo tipo potrebbe far pensare immediatamente a un disturbo dell’attenzione e, spesso, insegnanti e genitori iniziano a interrogarsi su possibili difficoltà cognitive o scolastiche.
Quando si scava più a fondo, però, ci si rende conto che dietro quella disattenzione c’è un bambino emotivamente sovraccarico: il clima emotivo vissuto a casa causa un tale livello di ansia da assorbire gran parte delle sue energie e impedirgli di mantenere un livello di concentrazione adeguato.
Effetti dei litigi tra genitori sui figli: rabbia e aggressività nei bambini
In altri bambini, la conflittualità tra genitori non genera tanto chiusura o ansia, quanto rabbia e aggressività.
La continua esposizione a un modello relazionale basato su urla, minacce e ostilità manifesta, infatti, può influenzare profondamente il modo in cui un figlio impara a gestire le proprie emozioni.
I bambini apprendono molto più attraverso ciò che osservano che attraverso le parole degli adulti. I genitori insegnano continuamente, anche senza rendersene conto: il loro comportamento, il modo di comunicare, di affrontare i conflitti e di reagire alla frustrazione rappresenta un modello.
Se un bambino cresce vedendo mamma e papà che, nei momenti di tensione, si svalutano, si aggrediscono verbalmente o perdono completamente il controllo, può interiorizzare quel modello relazionale come qualcosa di normale.
Con il tempo, è probabile che inizi a esprimere rabbia, disaccordo o sofferenza attraverso le stesse modalità apprese dentro casa, mostrando comportamenti aggressivi nei confronti dei compagni di gioco, litigando con i fratelli, rispondendo male agli insegnanti, opponendosi ai genitori.
Non si tratta di “cattiveria” ma di fatica nel dare un nome a ciò che si prova e nello sviluppare strumenti emotivi più sani e regolati.
Non solo.
Le modalità relazionali vissute durante l’infanzia non spariscono nel nulla.
Spesso continuano ad agire dentro di noi anche da adulti, influenzando il modo in cui viviamo l’amore, i conflitti e perfino la genitorialità. Per approfondire questo tema, puoi leggere anche questo articolo: Deficit parentale e trasmissione della sofferenza tra generazioni
Effetti dei litigi tra genitori sui figli: bassa autostima e insicurezza nei bambini
Un altro aspetto troppo spesso sottovalutato quando si parla degli effetti dei litigi tra genitori sui figli è quello che riguarda l’impatto della dinamica conflittuale sull’autostima dei bambini.
In che senso?
Il fatto è che ogni essere umano costruisce la propria identità attraverso le relazioni emotivamente significative vissute nel corso della vita.
L’incontro fondativo, quello più importante per il nostro sviluppo psicologico, è quello con i genitori o con i caregiver, cioè con le persone che si prendono cura di noi durante l’infanzia.
Queste figure primarie di riferimento rappresentano per il bambino sia uno specchio sia un modello. Attraverso il loro sguardo, il loro modo di relazionarsi e di stare al mondo, il figlio inizia lentamente a costruire l’immagine di sé, il proprio senso di valore personale e il modo in cui percepirà le relazioni affettive.
Il bambino, infatti, non si limita a osservare mamma e papà dall’esterno.
In modo profondo e spesso inconsapevole, si identifica con loro, interiorizzando aspetti del loro modo di essere.
Ma allora cosa accade se il bambino cresce in una famiglia dove la mamma e il papà passano il tempo a disprezzarsi, umiliarsi, svalutarsi e offendersi in ogni modo?
Accade che quelle parole, lanciate come sassi contro il partner, finiscono per colpire anche il figlio. Il bambino, che si identifica con entrambi i genitori, infatti, le riceve come se fossero rivolte a lui.
Se il padre ripete continuamente alla madre che è inutile, incapace o sbagliata, oppure se la madre umilia e disprezza costantemente il marito, il bambino non resta emotivamente esterno a quella scena.
Iniziare lentamente ad assorbire l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato anche in lui.
Nel tempo, queste esperienze possono minare profondamente l’autostima, traducendosi in insicurezza, senso di inadeguatezza e paura di non essere abbastanza degni di amore o considerazione, difficoltà relazionali e persino disturbi dell’apprendimento.
I figli non hanno bisogno di genitori perfetti ma di genitori che si prendono cura di sé
In che modo possiamo prevenire tutte queste forme di disagio nei nostri figli?
La prima cosa importante da chiarire è che i bambini non hanno bisogno di crescere accanto a genitori perfetti, che non sbagliano e non litigano mai tra di loro.
Nessuna relazione umana è priva di tensioni, incomprensioni o conflitti.
Ciò che fa davvero la differenza non è l’assenza totale dei problemi, ma il modo in cui gli adulti si prendono cura della relazione, delle proprie emozioni e del clima emotivo familiare.
Un bambino può tollerare anche momenti difficili tra mamma e papà, purché continui a percepire che, al di là delle tensioni, esiste un legame sufficientemente stabile, una casa emotiva in cui sentirsi al sicuro.
Per questo motivo, uno dei più grandi atti di cura verso i figli consiste spesso nel prendersi cura anche di sé stessi.
In quest’ottica, può essere molto utile che una coppia scelga di intraprendere alcuni colloqui psicologici prima ancora di fare il grande passo e mettere al mondo un figlio.
Non perché ci sia necessariamente “qualcosa che non va” nella relazione, ma perché diventare genitori rappresenta una trasformazione profonda.
Quando nasce un bambino, non viene sconvolta soltanto la routine domestica.
Cambiano gli equilibri della coppia, i ruoli, i tempi, gli spazi personali, il rapporto con il proprio corpo, con il sonno, con la sessualità e con la gestione delle emozioni.
Anche le coppie più solide, che avevano trovato un proprio assetto nella vita a due, possono trovarsi improvvisamente in difficoltà di fronte al complesso compito di prendersi cura di una nuova vita.
Inoltre, l’esperienza della genitorialità tende spesso a riattivare parti profonde della nostra storia personale. Quando si diventa madre o padre, può accadere che riemergano vecchie ferite, conflitti irrisolti, fragilità, vissuti infantili o traumi rimasti silenziosamente sullo sfondo per molti anni.
In alcuni casi, proprio questi aspetti non elaborati finiscono per riversarsi nella relazione di coppia attraverso modalità comunicative distruttive: litigi continui, aggressività verbale, accuse reciproche, distanza emotiva o incapacità di gestire la frustrazione.
Per questo motivo, alcuni colloqui psicologici propedeutici alla genitorialità sia individuali che di coppia possono rappresentare uno spazio prezioso di consapevolezza e preparazione. Un’occasione per comprendere meglio sé stessi, le proprie fragilità, le dinamiche della coppia e le eventuali difficoltà che potrebbero emergere con l’arrivo di un figlio.