Perché l’educazione emotiva dovrebbe essere insegnata a scuola

Benvenuti in questo canale di psicoterapia spirituale.

Grazie a tutti quelli che si stanno iscrivendo, stiamo vivendo qualcosa di assurdo, di inconcepibile. Qualcosa per cui in un futuro prossimo vedranno il nostro comportamento di oggi come completamente folle.

E questa cosa totalmente folle consiste nel fatto che ancora nessuno comprende l’importanza di introdurre, accanto agli studi tradizionali di matematica, italiano e quant’altro, anche uno spazio dedicato all’educazione emotiva e mentale.

Perché nelle scuole si insegna a risolvere le funzioni di terzo grado, ma non viene fatto il minimo accenno su come risolvere un conflitto interiore? Perché impariamo a memoria poesie, formule, capoluoghi, la successione degli imperatori romani, ma nessuno ha ritenuto utile insegnare la gestione di un attacco d’ansia? O come non essere preda di un pensiero ossessivo? O come migliorare le nostre relazioni sociali?

Se consideriamo che la nostra felicità, alla fine, dipende solo e soltanto dal nostro stato interiore, è davvero assurdo che la società non investa nulla in questa direzione.

Ad oggi la cura del mondo interiore subentra solamente in ambito clinico.

Quando cioè qualcuno, dopo aver abbandonato per anni il proprio mondo interiore, si sente talmente male che praticamente si trova costretto a contattare uno come me, ovvero uno psicoterapeuta, per ritrovare una qualità di vita appena accettabile.

Prendersi cura del mondo interiore come ci prendiamo cura del corpo

Perché non capiamo che come ci prendiamo cura del nostro corpo ogni giorno, allo stesso modo dovremmo prenderci cura del nostro mondo interiore?

La nostra forma mentis ci dice di rimuovere le nostre esigenze interiori fintanto che non giungeremo a sviluppare dei sintomi importanti. Trasponendo questo atteggiamento assurdo sul piano fisico, è come se decidessimo di trascurare completamente il nostro corpo, dimenticando di lavarci, di mangiare, di bere, di difenderci dal vento e così via, salvo poi correre al pronto soccorso quando inevitabilmente ci ammalassimo.

Ma si capisce l’assurdità di tutto questo?

Se nel corpo avvertiamo un dolore o un disagio, siamo sempre abbastanza competenti nel capire da cosa deriva e cosa dobbiamo fare per superarlo. Sappiamo cioè che quel disagio costituisce infallibilmente un’informazione utile da rispettare.

Ad esempio, se ho sete so che devo idratarmi, se ho freddo comprendo che devo coprirmi, se metto la mano sul fuoco la sofferenza che provo mi sta dicendo di fare un movimento, mi sta dicendo di spostare immediatamente la mano e di non ripetere più quel movimento che mi ha portato ad ustionarmi.

Emozioni, ansia e angoscia: imparare ad ascoltare il disagio interiore

Ma se invece di sentirlo nel corpo sentiamo il disagio nella psiche, allora ci sembra che la cosa giusta da fare sia fare finta di niente, ci sembra di doverlo subire, ci sembra che sia una sorta di condanna scesa senza senso dal cielo.

Perché non capiamo che se il disagio fisico ci è stato dato per avere delle informazioni fondamentali per prenderci cura del nostro corpo, allo stesso modo tutte le nostre emozioni, ansie, angosce e inquietudini ci sono state date per orientarci nella cura del mondo interiore?

Io davvero mi auguro che tra qualche anno, il prima possibile, ripensando ad oggi, la gente si metterà le mani tra i capelli e ci prenderà sonoramente in giro per tutto questo.

Ma facciamo un passo indietro.

Educazione emotiva e società: perché il cambiamento deve partire dalle persone

Com’è possibile che tale situazione paradossale non venga ad oggi ancora presa di petto? Addirittura mi sembra che sia passata adesso una legge a luglio che ha abolito l’educazione sessuale in classe.

Io credo che un punto fondamentale di tale scandalo dipenda dal fatto di credere che saranno davvero gli uomini del governo che prima o poi miglioreranno queste cose.

Ma questa convinzione è lontanissima dalla verità.

È comprensibile dunque che molte persone, e tra l’altro persone particolarmente consapevoli, stiano sviluppando in tal senso una visione di tipo complottistico. Esse sostengono che la politica non abbia nessun interesse a promuovere una maggiore educazione emotiva nella popolazione.

Perché, qualora la maggior parte delle persone imparasse a vivere meglio e a entrare maggiormente in contatto con se stessa, sentirebbe meno il bisogno di colmare il proprio vuoto interiore attraverso l’acquisto e il consumo compulsivi.

Di conseguenza avrebbero progressivamente meno alcuni dei pilastri su cui poggia l’attuale modello consumistico e capitalistico, dal quale trarrebbero beneficio soprattutto coloro che detengono il potere.

Inoltre tale visione considera anche che, qualora prendessimo maggior coscienza di noi stessi, saremmo più indipendenti, saremmo meno facilmente controllabili dall’alto.

Psicoterapia spirituale, bisogno di potere e ferite interiori

Eppure io non credo in questo, o almeno credo che questa, di cui stiamo parlando, è solo una conseguenza di una causa più profonda.

Io credo, semplicemente, che il politico nella nostra società rappresenti la persona più malata in assoluto. Gli studi di psicoterapia spirituale ci dicono che si può stare o bene, e quindi sentirsi connessi e amare, oppure si può stare male e cercare il potere.

Quando si arriva a diventare leaders politici, vuol dire che si è messo un grande impegno nel raggiungere il potere.

Ma, ripeto, gli studi di psicoterapia ci dicono che quando abbiamo così tanto bisogno di raggiungere il potere è perché non stiamo per niente bene.

Vi assicuro che le persone che hanno un così forte bisogno di raggiungere il potere sono state in qualche modo traumatizzate dalla famiglia di origine. Hanno subito delle ferite nell’amor proprio, nell’autostima, che le portano a dover cercare una compensazione nella grandiosità, nel controllo dell’altro.

I politici cambiano le cose soltanto quando nella popolazione si è raggiunto ormai un livello di consapevolezza tale per cui non cambiarle diventa, agli occhi di tutti, un vero scandalo. Altrimenti il politico non cambia proprio nulla.

E vi dico di più.

Consapevolezza e osservazione: riconoscere la malattia interiore della società

Il fatto che i politici siano continuamente davanti ai nostri occhi, sui tablet, gli smartphone, in televisione e nei telegiornali, rappresenta probabilmente l’effetto dello spirito cristico che attraversa la nostra società.

In che senso? Mi spiego meglio.

Sappiamo che uno dei mezzi più potenti per curare la malattia interiore consiste proprio nell’osservarla.

Allora forse i politici sono continuamente presenti in televisione affinché la società possa osservarli e prendere coscienza degli aspetti inferiori di se stessa.

Ma occorre comprendere che se il politico è lì in televisione non è perché dobbiamo seguirlo, ma perché osservandolo osserviamo la malattia della nostra società e proprio l’osservazione di questa malattia dovrebbe portarci a muoverci in una direzione diametralmente opposta.

Se ascoltiamo per un momento il nostro cuore capiamo immediatamente che tutto ciò che è saggio e buono si muove in una direzione totalmente diversa da quella che vediamo in politica.

Evoluzione spirituale e progresso tecnologico: il rischio di perdere se stessi

Pertanto i movimenti benefici, come la possibilità di integrare nella nostra società una forma di competenza che non riguardi soltanto il mondo esterno e il potenziamento tecnologico, ma anche la nostra psiche, sono certamente possibili.

Tuttavia tali movimenti devono nascere dal basso, da una consapevolezza diffusa tra le persone.

La verità è che la società si muove come una fila di automobili in una strada priva di corsia di sorpasso. Procede alla velocità del più lento.

E indovinate un po’ nella nostra società chi è ad essere il più lento? Gesù diceva che gli ultimi saranno i primi, no? E quindi anche i primi sono gli ultimi. Scusate il gioco di parole, ma in fondo il politico ad oggi viene considerato il primo, quindi è il più potente, no?

Quindi probabilmente da un punto di vista spirituale è l’ultimo.

E quindi ecco, il politico arriverà a muovere qualcosa per ultimo quando l’intera società avrà completamente interiorizzato una determinata consapevolezza. Solo allora riuscirà, giungerà nella sua mente malata a prenderla in considerazione.

Ma torniamo alla situazione attuale, ovvero a una situazione in cui le nostre competenze nel controllare il mondo concreto aumentano sempre di più, mentre quelle necessarie a controllare il nostro pensiero e a gestire le nostre emozioni vengono completamente disconosciute.

Forse non è un caso che oggi si sta parlando del pericolo di creare un’intelligenza artificiale talmente potente da prendere il sopravvento sulla specie umana.

E in tal senso come non andare con la mente agli stupendi, meravigliosi film di Christopher Nolan, in particolare a Oppenheimer e all’Odissea? Il senso più profondo di questi film ha a che fare precisamente con ciò che stiamo dicendo.

Nolan infatti denuncia il fatto che l’uomo, come diceva Gesù, rischia di conquistare il mondo ma di perdere se stesso.

Le capacità tecnologiche, l’intelligenza, l’ingegno umano, se non procedono di pari passo con l’evoluzione spirituale, diventano strumenti di distruzione.

Pensiamo alla bomba atomica, ma pensiamo anche a Ulisse, che attraverso il proprio ingegno, attraverso la sua geniale idea, l’idea del cavallo di Troia, finisce per contribuire alla distruzione della civiltà del suo tempo.

Ma per concludere, dopo aver parlato tanto di assenza, di educazione emotiva, vorrei adesso introdurre una piccola lezione rispetto a quello che è una manifestazione interiore molto comune.

Come gestire l’angoscia senza ricorrere alla distrazione

Prendiamo in considerazione l’angoscia.

Molte persone, quando vengono prese dall’angoscia, reagiscono cercando di negarla, soprattutto attraverso la distrazione.

Sento un vuoto, sento questa angoscia che monta, e magari inizio a scrollare Instagram o TikTok.

O magari posso rifugiarmi in qualche sostanza, nell’acquisto compulsivo o in un’attività sessuale.

Ma se l’angoscia sta bussando alle porte, è perché vuole dirci qualcosa di importante, di importante per le nostre esigenze emotive. Per cui ogni volta che le volteremo le spalle, l’angoscia tornerà e tornerà bussando più forte.

Accogliere l’angoscia per comprenderne il messaggio

E allora cosa fare quando l’angoscia bussa?

Ma in realtà è molto semplice. Dobbiamo semplicemente accettarla e invece di sfuggire, invece di distrarci, stare un pochino con lei.

E da mostro, da demone che ci perseguita, l’angoscia si trasformerà in un angelo, perché se noi stiamo là dentro per un po’, ecco che comincieremo a contattare il messaggio che l’angoscia vuole dirci.

Se noi rimaniamo dentro l’angoscia senza fuggire, senza distrarci, la nostra mente sarà in grado, entro un minuto, due minuti, tre minuti, di tradurre l’angoscia in un messaggio fondamentale che riguarda una nostra esigenza.

Per esempio ci rendiamo conto che dobbiamo uscire da quella storia sentimentale. O magari l’angoscia ci sta dicendo che dobbiamo affrontare un argomento con i nostri genitori, un argomento che è rimasto per troppo tempo un tabù.

L’angoscia in questo modo non solo passa, ma ci aiuta ad accedere a un livello di vita superiore.

E quindi è semplice, no? Vediamo che è un’operazione tutto sommato abbastanza semplice.

Perché l’educazione emotiva è fondamentale per la nostra felicità

E come mai queste cose non vengono spiegate a scuola?

A scuola vengono spiegate cose magari più complesse, che però sono utili fino a un certo punto per la nostra felicità.

Queste cose fondamentali per la nostra felicità, che sarebbe anche facile spiegare, però non vengono spiegate.

Ecco, ripeto, tutto ciò è assurdo.

Quindi fate passare questo video, aiutiamo le persone a prendere coscienza di quello che sta succedendo e cerchiamo di cambiare le cose.