Psicoterapia Roma Prati - Indice
Sentirsi soli nei propri problemi: un’esperienza più comune di quanto si pensi
Quando affrontiamo un momento difficile nella nostra vita, spesso abbiamo l’impressione di essere gli unici a provare certe emozioni o a vivere determinate situazioni. Certi pensieri che ci passano per la testa sembrano troppo “strani” o magari troppo personali per essere raccontati a qualcuno.
A volte temiamo di non essere capiti fino in fondo, neppure dalle persone a noi più vicine, dai nostri genitori o dal partner. Altre volte pensiamo che ciò che stiamo vivendo riguardi soltanto noi, come se non avesse nulla a che fare con l’esperienza degli altri.
Così, preferiamo tacere e vivere in silenzio e in solitudine il nostro dolore.
Proprio per questo può essere sorprendente scoprire cosa accade quando si entra in uno spazio di condivisione come il gruppo di terapia.
All’interno della dimensione sicura della terapia di gruppo, infatti, molte persone scoprono che pensieri, emozioni e difficoltà che sembravano uniche e isolate sono in realtà molto più diffuse di quanto immaginassero.
Ascoltare il racconto di qualcuno che attraversa qualcosa di simile può far sentire meno soli e, allo stesso tempo, aiutare a comprendere meglio anche ciò che accade dentro di sé.
A chi può fare paura la terapia di gruppo
Nonostante le potenzialità e i grandi benefici della terapia di gruppo, l’idea di partecipare a delle sedute insieme ad altre persone può suscitare dubbi o timori del tutto comprensibili.
Alcuni temono di sentirsi giudicati dagli altri partecipanti, altri pensano di non riuscire a raccontarsi a degli sconosciuti..
Partiamo dal presupposto che presso il nostro centro di psicoterapia a Roma Prati, la terapia di gruppo non viene proposta indiscriminatamente a chiunque.
Non si tratta di una “selezione all’ingresso”, ma di un momento di valutazione e confronto che permette di capire se questo tipo di percorso possa essere davvero utile per la persona che ne faccia richiesta.
Un criterio fondamentale è che la persona abbia già iniziato un lavoro su di sé attraverso una precedente esperienza di terapia individuale.
Non è necessario aver svolto questo percorso presso il nostro centro: molte persone arrivano al gruppo dopo aver già intrapreso una terapia in altri contesti.
Ciò che conta è aver già sviluppato una certa familiarità con il proprio mondo emotivo e con il processo terapeutico, perché la dimensione del gruppo richiede la disponibilità a mettersi in gioco anche nella relazione con gli altri.
È proprio la presenza degli altri a rappresentare motivo di dubbi e preoccupazioni in chi prende in considerazione questo tipo di percorso.
“Dovrò parlare davanti agli altri?”. Terapia di gruppo tra imbarazzo e ansia di esporsi
Una delle domande che emerge spontanea quando si pensa alla terapia di gruppo è:
“Dovrò parlare di me davanti a persone che non conosco?”
Per molti l’idea di raccontare parti della propria storia di fronte a degli sconosciuti, di esporsi con le proprie emozioni e difficoltà personali, può far emergere timori profondi: la paura di non essere capiti, di dire qualcosa di sbagliato, o semplicemente di sentirsi troppo vulnerabili.
Un timore simile frena, spesso, anche coloro che vorrebbero chiedere un sostegno psicologico o iniziare un percorso di terapia individuale. L’idea di aprirsi e parlare di sé, infatti, può mettere a disagio indipendentemente dal fatto che ci si trovi davanti a una sola persona o a un gruppo.
In quest’ultimo caso, però, la paura può essere ancora più intensa, specie se la persona ha fatto esperienza, in passato, di contesti di gruppo – la scuola, l’ambiente lavorativo o alcune situazioni sociali – in cui esporsi significava rischiare di essere giudicati, messi in imbarazzo o fraintesi.
Tuttavia, il gruppo terapeutico attivo presso il Centro Il Filo di Arianna è molto diverso dai contesti di gruppo che si sperimentano nella vita quotidiana. Si tratta di uno spazio protetto, guidato e supervisionato da due terapeuti, in cui il rispetto, l’ascolto e la riservatezza rappresentano le basi del lavoro comune.
In terapia di gruppo nessuno è obbligato a parlare fin da subito. Ogni partecipante può prendersi il tempo di prendere confidenza con il nuovo contesto in cui si trova.
Il primo passo non è parlare di sé quanto ascoltare ciò che gli altri condividono.
Questo permette di capire come funziona il gruppo, di sentirsi progressivamente più a proprio agio in mezzo agli altri e di scoprire che anche loro vivono emozioni, dubbi e difficoltà non così diverse dalle nostre.
“E se mi giudicano?” La paura dello sguardo degli altri nella terapia di gruppo
Un’altra preoccupazione molto comune in chi approccia per la prima volta una terapia di gruppo riguarda la possibilità di essere giudicati dagli altri partecipanti.
Siamo abituati, purtroppo, a vivere in un contesto sociale competitivo, in cui lo sguardo degli altri può facilmente trasformarsi in una forma di valutazione: a scuola, nel lavoro o nelle relazioni sociali capita spesso di sentirsi osservati e messi a confronto.
Questa sensazione di essere giudicati, nella maggior parte dei casi, non deriva tanto da quel che sta accadendo nel momento presente quanto da esperienze pregresse, vissute spesso all’interno del nucleo familiare, durante l’infanzia.
Entrando nel gruppo di terapia, però, molte persone scoprono qualcosa di inaspettato.
Proprio il gruppo che inizialmente sembrava il luogo più esposto al giudizio, può diventare uno degli spazi in cui ci si sente maggiormente accolti e compresi dagli altri. Ponendosi con apertura, ascoltando e riconoscendosi nelle emozioni altrui, cambia spesso anche il modo in cui guardiamo a noi stessi.
È l’esperienza emotiva correttiva, di cui parliamo spesso nell’ambito della terapia di gruppo: vivere nel qui e ora della relazione con l’altro un’esperienza diversa da quelle che in passato hanno contribuito a costruire le nostre paure, che ribalta la nostra prospettiva e scardina vecchi schemi relazionali disfunzionali.
Gli altri come specchio: perché la terapia di gruppo aiuta a capire sé stessi
Quando una persona racconta la propria esperienza all’interno del gruppo, non sta parlando soltanto di sé stessa. Spesso le emozioni, i conflitti interiori o le difficoltà relazionali che emergono nel suo racconto risuonano anche negli altri partecipanti.
È come vedersi allo specchio per la prima volta.
Uno specchio che non riflette il nostro aspetto esteriore, ma ciò che si muove dentro di noi, permettendoci di vederlo con maggiore chiarezza.
In questo senso, il gruppo diventa uno spazio in cui le esperienze individuali smettono di essere isolate e iniziano a intrecciarsi tra loro, rispondendosi a vicenda. Quando una persona riconosce qualcosa di sé nell’altro, può accadere qualcosa di importante: ciò che prima sembrava confuso, indistinto, difficile da nominare o persino vergognoso diventa più comprensibile e condivisibile.
Accorgersi che altre persone provano emozioni simili alle nostre riduce il senso di solitudine che spesso accompagna le difficoltà personali, rendendole ancora più pesanti.
Allo stesso tempo, il gruppo, composto da persone diverse per età, sesso, condizione sociale, provenienza geografica, ci offre una polifonia di punti di vista diversi, che permette di osservare le proprie dinamiche interiori da prospettive impreviste.
Questa varietà di esperienze mette inoltre a disposizione di ogni partecipante un ricco patrimonio di idee, riflessioni, suggerimenti ed esempi di vita legati alle diverse difficoltà che possono emergere nel percorso terapeutico: esperienze di separazione e crisi di coppia, fatiche legate alla genitorialità o al lavoro, attacchi di panico, disagi esistenziali, problemi di bassa autostima, disturbi dell’alimentazione e molte altre situazioni…
In questo modo, il gruppo non diventa soltanto un luogo in cui raccontare ciò che si prova, ma uno spazio in cui l’esperienza degli altri aiuta a dare forma e significato anche alla propria.
Ma dobbiamo ricordare che nel gruppo non ci si limita a parlare.
All’interno del Centro di psicoterapia Il Filo di Arianna, le sedute di gruppo prevedono l’utilizzo di una vasta serie di strumenti terapeutici tra i quali figura anche lo psicodramma, una tecnica che permette di esplorare vissuti ed esperienze attraverso la rappresentazione scenica.
Nello psicodramma, sogni, ricordi, momenti significativi della vita dei partecipanti possono essere attualizzati e rivissuti con lo scopo di osservarli sotto una luce diversa. Mettere in scena un’esperienza consente infatti di entrare in contatto con i propri vissuti in modo più diretto e profondo, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie modalità relazionali.
Come si entra in un gruppo di terapia a Roma Prati, presso il Centro di psicoterapia Il Filo di Arianna
L’ingresso in un gruppo di terapia presso il Centro di psicoterapia Il Filo di Arianna avviene sempre attraverso un colloquio preliminare con i terapeuti che si occupano di guidare il gruppo.
Questo primo momento di incontro permette di conoscere meglio la persona, comprendere le sue esigenze e valutare insieme se la dimensione del gruppo possa rappresentare il contesto più adatto per il percorso terapeutico.
Durante questi colloqui è possibile ricevere tutte le informazioni pratiche relative al funzionamento del gruppo, alla frequenza degli incontri e alle modalità di partecipazione.
Al momento, nel nostro centro di psicoterapia in zona Roma Prati sono attivi due diversi gruppi di terapia:
- martedì, dalle 19.00 alle 20.30
- giovedì, dalle 17.30 alle 19.00
In entrambi i casi, la terapia di gruppo prevede un incontro settimanale, della durata di un’ora e mezza, guidato da due terapeuti, il dottor Simone Ordine e la dottoressa Giorgiana Ciocci.
Il costo mensile della partecipazione al gruppo è di 150 euro, un costo pensato per rendere questo tipo di percorso terapeutico estremamente efficace accessibile anche dal punto di vista economico.
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