Capita spesso, in alcuni tipi di relazioni amorose, di sentirsi rivolgere o di pronunciare frasi come: “Sono geloso di te” oppure “Tu sei mio/mia” o ancora “Senza di te non potrei vivere”, declinato anche nella variante “Se vai via, potrei morire”. Sono affermazioni forti, che rivelano in chi le dice un profondo sentimento di gelosia.

Gelosia che si esprime nell’ansia di possesso dell’altro, nel desiderio di avere il partner tutto per sé ma soprattutto nel terrore di essere abbandonati da un momento all’altro, lasciati o traditi.

Una credenza comune associa la gelosia con l’amore. Si pensa che se ami veramente qualcuno sia del tutto normale provare questo sentimento. In realtà, gelosia e amore vero sono due cose molto diverse e la prima ha molto più a che fare con le nostre paure e insicurezza che con la profondità dell’affetto che proviamo per l’altro.

Gelosia sana, gelosia patologica e vero amore

Spieghiamoci meglio. La gelosia è quel sentimento che si origina dal timore, spesso infondato e insito in noi stessi, di poter perdere all’improvviso ciò che riteniamo fondamentale per la nostra vita e sopravvivenza, ciò che soddisfa uno dei nostri bisogni più profondi: quello di avere qualcuno accanto a noi, che si prenda cura di noi, che ci accudisca.

È qualcosa che sperimentiamo fin dall’infanzia, che vediamo anche nei bambini in relazione ai genitori e in particolare alla madre.

Quando siamo piccoli, infatti, abbiamo bisogno di essere amati, protetti, curati, abbiamo bisogno del contatto e del calore per sentirci rassicurati rispetto al mondo esterno. Se l’adulto che si prende cura di noi rivolge la sua attenzione altrove, verso qualcun altro, ci sentiamo esposti e in pericolo. Per questo proviamo gelosia. Il classico esempio è quello del primogenito figlio unico che, all’improvviso, si ritrova un nuovo nato in casa, un fratellino che gli “ruba” le attenzioni della mamma. Ed è una gelosia normale, potremmo definirla sana.

Ma troppo spesso ci si trova di fronte a casi di gelosia patologia, un sentimento che ha a che fare con un’estrema possessività e con la convinzione che l’altro sia tutto per noi, in via esclusiva e assoluta. Un sentimento che nasce dalla convinzione che l’altro sia assolutamente indispensabile per la nostra sopravvivenza, che senza di lui non possiamo farcela.

Osservata da questo punto di vista, la gelosia appare intimamente connessa con la delega della cura di noi stessi all’altro, esterno a noi. Ha a che fare con una dipendenza.

Gelosia patologica: quando deleghiamo la cura di noi stessi

Per capire pienamente questa prospettiva, occorre far riferimento alle prime fasi di vita dell’individuo. Durante l’infanzia, quando siamo molto piccoli, non siamo autosufficienti. Non siamo in grado di prenderci cura di noi stessi, di nutrirci, di lavarci, di difenderci dai pericoli esterni. Abbiamo bisogno realmente che qualcuno faccia tutto questo per noi. Ciò significa che dipendiamo da qualcun altro per il soddisfacimento di tutti i nostri bisogni primari, sia quelli concreti e materiali, come la nutrizione, sia quelli emotivi e psicologici.

Man mano che cresciamo e diventiamo adulti, però, siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di noi stessi. Si avvia quello che Jung chiama processo di individuazione, un percorso di acquisizione di consapevolezza che dura tutta la vita.

Non è detto, però, che la crescita avvenga nel modo “giusto”.

Semplificando, si può dire che se i genitori o le altre figure di riferimento che si prendono cura del bambino sono stati in grado di soddisfarne i bisogni e di rispondere in modo adeguato alle sue richieste, allora l’individuo cresce interiorizzando un senso di autoefficacia e di autostima. È questo che gli consente di sviluppare una certa indipendenza verso l’altro, la capacità di trovare in sé stesso il proprio equilibrio e la propria stabilità.

Se, invece, lungo questo processo si verifica qualche mancanza, è probabile che l’individuo non riesca a fare quel passaggio necessario a prendere su di sé la responsabilità della propria cura. In qualche modo, è come se restasse incastrato in una dimensione infantile che lo fa sentire insicuro, instabile, bisognoso di un accudimento costante, di continue rassicurazioni.

Questa è la premessa che può far scattare una dinamica di gelosia patologica, morbosa e ossessiva.

Il geloso patologico è colui che percepisce di dipendere completamente dall’altro, che delega all’altro la cura di sé e che concepisce l’altro come colui o colei che deve necessariamente soddisfare i suoi bisogni, proprio come dovrebbe fare chi si occupa di un bambino piccolo. Chi soffre di gelosia patologica pretende un amore incondizionato, quel tipo di amore che è diritto soltanto del bambino.

In questo tipo di relazione, l’altro è soltanto il recipiente delle proiezioni del geloso, che sente che se lo perderà, tutto sarà perduto.

Il timore della perdita dell’altro diventa un’ossessione. E per questo si tende a sviluppare comportamenti controllanti.

In sostanza, in questo tipo di relazione manca completamente il riconoscimento dell’alterità del partner, della sua indipendenza come individuo. Lui o lei è la fonte diretta della nostra autostima e della stabilità emotiva.

La gelosia patologica, allora, ci appare come l’altra faccia di una dipendenza affettiva.

Il geloso patologico: sintomi e caratteristiche della gelosia morbosa

Quando si ha a che fare con un geloso patologico, si possono notare una serie di caratteristiche tipiche e di comportamenti. La gelosia morbosa si manifesta con:

  • Una paura irrazionale e inspiegabile di essere abbandonato dal proprio partner, anche quando non vi sia alcun rivale né l’altro abbia dato segnali preoccupanti che potrebbero indicare un tradimento in atto o l’interesse verso qualcun altro
  • Esigenza costante di controllare la vita del partner, sapere con chi esce, dove va, leggere i messaggi e le chat sul telefono
  • Sospetti e scenate per ogni comportamento del partner nei confronti di potenziali rivali. Persino salutare un altro uomo (o un’altra donna) per strada può ingenerare il dubbio del geloso patologico
  • Invidia e aggressività nei confronti di potenziali rivali
  • Bassa autostima e senso di inadeguatezza profondo
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