Perché è importante scendere nel profondo di sé

Mi sono sempre interessato a tutte le pratiche che si occupano del benessere interiore. Non sto parlando soltanto della psicoanalisi, fondamento della psicoterapia che pratico come mestiere e missione, ma anche delle filosofie orientali e del Cristianesimo.

Studiandole e approfondendo sempre di più la mia conoscenza di queste tradizioni sono giunto alla conclusione che esiste un elemento cardine che le accomuna tutte.

Perdere il contatto con il proprio mondo profondo: l’uomo senza inconscio

Di cosa si tratta?

Per spiegarlo, vorrei partire proprio dalla psicanalisi, in particolare dal pensiero di Lacan, riconosciuto universalmente come l’ultimo grande psicoanalista dopo Sigmund Freud, fondatore della disciplina e scopritore dell’inconscio, e Gustav Jung, suo allievo, che si è distaccato dalle concezioni del maestro, fondando la scuola di psicologia analitica (nota anche come psicologia del profondo).

Lacan sosteneva che il disagio dell’uomo moderno deriva, in sostanza, dal pensarsi come “uomo senza inconscio”.

Cosa significa?

Significa che, ai giorni nostri, l’inconscio ha perso completamente la sua centralità, il suo ruolo di protagonista. Si è praticamente eclissato dalla scena, lasciando campo libero all’Io.

L’uomo moderno ha rimosso completamente l’elemento dell’inconscio, comportandosi come se non esistesse affatto un mondo interiore, nascosto, profondo. Ha così finito per identificarsi esclusivamente con il proprio io, cioè con la propria apparenza esteriore, con il ruolo sociale che ricopre, con gli aspetti concreti della vita.

Lacan spiega questo meccanismo con una storiella semplice ma molto efficace: il calzolaio che si mette una scodella in testa e proclama a gran voce di essere re, sicuramente è folle.

Ma un re che è convinto di essere re è altrettanto folle, se non di più.

Costui, infatti, non fa altro che identificarsi con il proprio ruolo, con la posizione che ricopre nella gerarchia sociale e mette da parte la propria identità più vera, quel mondo interiore, oscuro e profondo che tutti noi possediamo.

Stiamo parlando dell’Ombra – volendo usare la terminologia di Jung – e dell’Es – esprimendoci come avrebbe fatto Freud, cioè dell’elemento inconscio della nostra personalità, di quel lato nascosto che spesso non siamo in grado di vedere, di riconoscere e di accettare.

Quando chiudiamo la porta sull’inconscio, quello non scompare, anzi.

Piuttosto alza la voce, urla, batte i pugni, protestando con forza per farsi sentire. Se non lo ascoltiamo, l’inconscio trova comunque non modo per darci un segnale, avvertendoci della sua presenza.

Ecco, allora, che esonda e si manifesta attraverso i sintomi più vari dagli attacchi di panico ai disturbi psicosomatici, passando per l’insonnia o gli improvvisi risvegli notturni.

Tutti questi disturbi sono, in verità, messaggi lanciati dal nostro mondo interiore che ci chiede di accendere la luce e gettare uno sguardo in quell’oscurità dove lo abbiamo relegato, ricominciando a prenderci cura di noi stessi.

La sofferenza generata dall’identificazione con l’Io

 

Lo stesso concetto attraversa la tradizione buddhista e orientale e si ritrova anche nei testi scritti da pensatori e maestri spirituali che fanno capo al movimento della Nuova coscienza emergente come Ekhart Tolle, che parla di “corpo di dolore”.

Tolle, autore del libro “Il potere di Adesso” ritorna più volte sull’idea che la sofferenza che proviamo è generata dall’identificazione con il nostro io, con il nostro pensiero, con le nostre emozioni.

In un video pubblicato ormai diversi mesi fa, intitolato “Non sei ciò che pensi di essere” ho cercato di spiegare in modo semplice come la sofferenza mentale e psicologica deriva dalla mancanza di consapevolezza rispetto a ciò che veramente siamo.

A partire da questo tipo di approccio, ci rendiamo conto che un elemento di benessere, una pratica terapeutica importante è la 𝗺𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: un processo attraverso il quale possiamo 𝗱𝗶𝘀-𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗰𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗲𝗴𝗼, 𝗱𝗮𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗲𝗱 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 per poter contattare qualcosa che viene prima di tutto questo e che è il nostro vero 𝗘𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲.

Le tecniche di respirazione che vengono spesso insegnate ai pazienti durante le sedute, ma anche il concentrarsi sulle sensazioni che vengono dal corpo ha lo scopo di permetterci di andare oltre la nostra mente che si proietta costantemente nel passato o nel futuro, per ancorarci al presente, al momento attuale, all’Adesso.

Il mondo interiore di cui parla Cristo

Utilizzando questa prospettiva, scopriamo frasi e parabole nel Vangelo che sembrano rimandare agli stessi concetti.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà” troviamo scritto nel Vangelo di Luca 9,24. Una frase che possiamo leggere come un’esortazione ad andare oltre sé stessi, a non rimanere aggrappati al proprio Ego.

“Se non cambiate e non diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” sentiamo dire a Gesù nel vangelo di Matteo, 18, 1-5. Secondo la lettura che propongo, il bambino deve essere interpretato come l’essere umano che non ha ancora strutturato la propria personalità, che non è ancora appesantito da sovrastrutture.

E ancora, in Matteo 6,24-34, possiamo leggere “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”

Che significa dalla prospettiva con cui stiamo leggendo?

Che se ci si dis-identifica dal proprio Ego e si entra in contatto con l’Essere, che è il divino dentro di noi, allora tutte le cose concrete, contingenti arrivano di riflesso.

Se, invece, si fa il percorso opposto, si finisce con il perdere completamente sé stessi.

Cos’è l’inferno?

È una condizione di dolore, di malessere che deriva dal dare troppa importanza all’Ego, dimenticando di essere parte del Tutto.

Chiudiamo il cerchio tornando alla sfera psicoanalitica. Jung sosteneva che l’uomo dovrebbe avere una visione del proprio sé inteso come insieme di ciò che siamo al di là della sola sfera cosciente.

Prendersi cura della propria salute psichica significa rendere completo questo sé, integrando le varie parti, senza trascurarne o ignorarne nessuna. Tutte devono essere accolte e nutrite.

Qualsiasi terapia consiste in questo: quando la persona arriva nella stanza di terapia, porta con sé un problema che non riesce ad affrontare e superare perché lei o lui si identifica con ciò che pensa e vede di sé.

Il terapeuta, allora, aiuta la persona a entrare in contatto con sfere che vanno al di là del suo io, scendendo nelle profondità abissali del proprio mondo interiore e facendo luce sull’inconscio.

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