In questo video vi parlerò dei critici compulsivi, di quelli che potremmo definire degli svalutatori di professione. Cercheremo di capire l’origine di questo problema e anche come poterci difendere da questo fenomeno.

Queste persone purtroppo per loro e per chi hanno vicino sono cadute nella morsa della coazione a ripetere e della critica. Il loro modo di criticare ormai è automatico, neanche se ne rendono conto, è diventata una modalità di stare nelle cose, di stare nella relazione.

Il critico compulsivo: alle origini del problema

Cerchiamo ora di capire l’origine di questo fenomeno di dolore.

Ebbene questo fenomeno è uno dei mille modi in cui si declina la trappola mentale in cui cade la persona che cerca di risolvere un problema interiore attraverso un comportamento concreto. Voglio dire che queste persone in realtà stanno, anche se in modo assolutamente incompetente, cercando di mantenere la loro autostima a un livello decente, a un livello per cui la loro struttura dell’Io non crolla in pezzi.

Come avviene questo a livello interiore?

Ebbene la persona che critica, anche quando fa una critica apparentemente a fin di bene (“Guarda, io ti voglio bene, sono tuo amico, devo dirti la verità”) l’implicito, il non detto è che io che ti sto criticando invece mi pongo da un punto di vista più elevato.

Cioè se tu stai sbagliando, io invece ho ragione.

Ogni volta che riesco a criticare qualcun altro è come se ricavassi un pezzetto in più di autostima. Riesco a nutrire un pochino il mio amor proprio. Il problema è che questa modalità non funziona.

Diceva Gesù “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”. Ovvero questo atteggiamento è tossico.

Ogni volta la persona che critica è come se ci facesse una dose.

Riceve dall’esterno, in modo non naturale, la propria autostima.

Un problema di autostima

L’unica autostima che può darci pace è trovare il valore di ciò che siamo dentro di noi. La persona, attraverso queste critiche è come se riuscisse a elevare per un momento la propria autostima, ma poi ha bisogno di criticare ancora e ancora e ancora. Questa persona quindi sta male perché non trova mai pace e poi toglie la pace, crea inquietudine e dolore anche alle persone che le vivono accanto.

Posso dire per esperienza che questo tipo di meccanismo, per quanto automatico e radicato, fa parte di quelle trappole mentali si riesce facilmente a disinnescare. Il problema è che queste persone proprio perché dipendono in modo tossico dal criticare l’altro non riescono in nessun modo a mettere in discussione loro stesse e non accettano neanche un feedback esterno, un consiglio. Difficilmente poi riescono a chiedere aiuto a un terapeuta, ad andare in terapia e spesso rimangono intrappolate in questo tipo di dinamica.

Come difendersi dalle critiche

Cerchiamo ora di capire come possiamo difenderci da questo tipo di meccanismo.

Il comportamento più sbagliato è quello di reagire con all’Ego di quella persona con il nostro Ego, vale a dire entrare in un’escalation di svalutazione.

Primo perché questo crea solo più dolore all’altra persona e a noi.

Secondo perché anche se volessimo vedere la cosa da un punto di vista egoico, state tranquilli che con una persona di questo tipo andrete comunque a perdere. Vi state comunque confrontando con qualcuno che è un peso massimo in quel tipo di meccanismo.

A parte gli scherzi quello che possiamo fare è reagire a livello animico. Dobbiamo poter rimanere presenti, accendere la luce della consapevolezza e reagire all’Ego con l’anima e poter vedere che quella persona che sta svalutando, è una persona fragile, una persona che sta disperatamente cercando di tenere in piedi una struttura dell’io.

Dobbiamo poter vedere che dietro quelle svalutazioni c’è un bambino ferito, c’è una persona in difficoltà. Se riusciamo a vedere questo immediatamente non ci sentiamo più feriti, non proviamo più rabbia ma anzi possiamo sviluppare una sana compassione per quella persona.

Quando riusciamo a fare questo salto mentale di luce e consapevolezza, quelle critiche non hanno più nessun effetto su di noi.

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